Materiali corso 2014-2015

 

 Corso "Che cos'è la filosofia?"

La filosofia è il sapere più nobile proprio perché non serve a nulla ed è quindi priva del legame di servitù.

(Aristotele) 

 

Filosofare consiste nell’invertire la direzione abituale del lavoro del pensiero

(Henri Bergson)

 

La filosofia è una riflessione per la quale ogni materia estranea è buona, anzi, potremmo dire: per la quale ogni buona materia deve essere estranea

(Georges Canguilhem)

 

Insegneremo una filosofia che sia un pericolo per la vita: come potremmo servirla meglio?

 (Friedrich Nietzsche)

 

 No, la vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo invece più ricca, più desiderabile, e più misteriosa – da quel giorno in cui venne in me il grande liberatore, quel pensiero cioè che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una frode. E la conoscenza umana può anche essere per altri qualcosa di diverso, ad esempio un giaciglio di riposo o la via ad un giaciglio di riposo, oppure uno svago o un ozio; ma per me essa è un mondo di pericoli e di vittorie, in cui anche i sentimenti eroici hanno le loro arene per la danza e per la lotta.  La vita come mezzo della conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. E chi saprebbe ridere e vivere bene, senza intendersi prima di guerra e di vittoria?

 

La vita come ricavato della vita.

Per quanto l’uomo possa espandersi con la propria conoscenza, apparire a se stesso obiettivo: alla fine non ne ricava nient’altro che la propria biografia.

(Friedrich Nietzsche)

 

 

Un filosofo: un uomo, cioè, che costantemente vive, vede, ascolta, sospetta, spera, sogna cose fuori dall’ordinario, che viene colto dai suoi stessi pensieri quasi dal di fuori, dall’alto e dal basso, come da quel genere di avvenimenti e di fulmini che è suo proprio;  forse è egli stesso una procella che si avanza gravida di nuovi fulmini: un uomo fatale, intorno al quale c’è sempre un brontolio e un rovinio, qualcosa che si cretta e sinistramente accade. Un filosofo, ahimè, è un essere che spesso sfugge a se stesso, spesso ha timore di sé – e tuttavia è troppo curioso per non ‘tornare’ sempre di nuovo ‘ a sé’.

(Friedrich Nietzsche)

 

 

Aner Philosophos →  os philei to sophon

Philein come omologhein, corrispondere al Logos

Sophon come En Panta, ogni essente è nell’essere. Dimensione dello stupore (thauma).

L’armonia diventa orexis, tensione verso il sophon.

Philein to sophon diventa philo-sophia.

(Heidegger, Cos’è la filosofia?)

 

 

Infatti è veramente proprio del filosofo questo pathos – il provare stupor (thaumazein); né vi è altro cominciamento all’origine della filosofia che questo.

(Platone, Teeteto, 155d).

 

Infatti mediante lo stupore (thaumazein) gli uomini sono giunti, ora come all’inizio, a quella scaturigine che domina il filosofare da un capo all’altro.

(Aristotele, Metafisica A, 2, 982, b 12)

 

Nel nostro caso la filosofia deve prendere le mosse non già dalla meraviglia (thauma) ma dall’orrore (deinon). Chi non è in grado di suscitare l’orrore, è pregato di lasciare in pace le questioni pedagogiche.

(Nietzsche, Sull’avvenire delle nostre scuole)

 

 

 

Scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri.

La filosofia non è una dottrina, ma un’attività. Un’opera filosofica consta essenzialmente di illustrazioni. Risultato della filosofia non sono ‘proposizioni filosofiche’, ma il chiarirsi di proposizioni.

La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che, altrimenti, direi, sarebbero torbidi e indistinti.

 

(Wittgenstein, Tractatus, 4.112)

 

 

Ogni spiegazione deve essere messa al bando e soltanto la descrizione deve prendere il suo posto.

La filosofia si limita, appunto, a metterci tutto davanti, e non spiega e non deduce nulla. Poiché è tutto lì in mostra, e non c’è nulla da spiegare

(Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 109, 126).

 

Non c’è un metodo della filosofia, ma ci sono metodi. Per così dire differenti terapie.

Il filosofo tratta una questione. Come una malattia.

(Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 133, 255).

 

Kratos, kartos

Forza, gagliardia, vigore, dominio, potenza, comando.

Dalla radice kuar (essere duro)

Kraino: realizzare, compiere, effettuare, creare.

Potenza e creazione

 

 

Insisto nel dire che si cessi finalmente dallo scambiare per filosofi gli operai della filosofia e soprattutto gli uomini di scienza - e che proprio su questo punto si dia rigorosamente «a ognuno il suo», e non già troppo a questi, troppo poco a quelli.

Può darsi che per l'educazione del vero filosofo sia necessario che anche lui si sia arrestato una volta su tutti questi gradini ai quali i suoi servitori, gli operai scientifici della filosofia, restano inchiodati - "devono" restare inchiodati; forse deve essere stato anche lui un critico e uno scettico e un dogmatico e uno storico, e oltre a ciò un poeta e un raccoglitore e un viaggiatore e un divinatore di enigmi e un moralista e un veggente e un «libero spirito», quasi ogni cosa, per percorrere la cerchia dei valori e dei sentimenti di valore umani e per "potere" scrutare dall'alto verso ogni lontananza, dagli abissi verso ogni altitudine, dal cantuccio verso ogni orizzonte. Ma tutte queste sono soltanto condizioni preliminari del suo compito: questo

stesso compito vuole qualcosa di diverso - esige che egli "crei" dei valori. Quegli operai della filosofia, conformi al nobile modello di Kant e Hegel, devono accertare e ridurre in formole qualsiasi ampia fattispecie di valutazioni - vale a dire di antiche "determinazioni" di valori, creazioni di valori, che sono diventate dominanti e che per un certo tratto di tempo hanno assunto il nome di «verità» - sia nel campo della "logica" che in quello della "politica" (morale) e dell'arte. Spetta a questi investigatori rendere perspicuo, ben ponderato, palpabile, maneggevole tutto quanto sino a oggi è accaduto ed è stato oggetto di valutazione; abbreviare ogni lunghezza, anzi il «tempo» stesso,

e "soggiogare" l'intero passato: un compito sterminato e meraviglioso, al servizio del quale ogni sottile orgoglio, ogni tenace volontà può senz'altro trovare il proprio soddisfacimento.[Il proprio tempo colto col pensiero]

"Ma i veri filosofi sono coloro che comandano e legiferano": essi affermano «"così deve" essere!», essi determinano in primo luogo il «dove» e l'«a che scopo» degli uomini e così facendo dispongono del lavoro preparatorio di tutti gli operai della filosofia, di tutti i soggiogatori del passato - essi protendono verso l'avvenire la loro mano creatrice e tutto quanto è ed è stato diventa per essi mezzo, strumento, martello [distruttori di idoli]. Il loro «conoscere» è "creare", il loro creare è una legislazione, la loro volontà di verità è - "volontà di potenza". Esistono oggi tali filosofi?

Sono già esistiti tali filosofi? Non "devono" forse esistere tali filosofi?...

 (Al di là del bene e del male, § 211)

 

 

La critica designa il movimento attraverso il quale il soggetto si riconosce il diritto di interrogare la verità nei suoi effetti di potere e il potere nei suoi discorsi di verità; la critica sarà pertanto l’arte della disobbedienza volontaria, dell’indocilità ragionata. Funzione fondamentale della critica sarebbe perciò il disassoggettamento nel gioco di quella che si potrebbe chiamare la politica della verità.

(Foucault, Illuminismo e critica , 1978)

 

Il tuo giudizio “questo è giusto” ha una preistoria nei tuoi impulsi, tendenze, avversioni, esperienze e non esperienze; “com’è allora che è nato?” devi domandare, e poi ancora: “Che cos’è che mi spinge propriamente a dargli ascolto?”

(Gaia scienza, 335).

 

 

Tutto è divenuto. Non ci sono fatti eterni; così come non ci sono verità assolute. Per conseguenza, il filosofare storico è d’ora in poi necessario, e con esso la virtù della modestia”

(Umano, troppo umano, I.2)

 

TRE PROSPETTIVE della filosofia contemporanea su cui centreremo maggiormente l'attenzione 

VISIONE DESCRITTIVO-ANALITICA

 

VISIONE CRITICO-GENEALOGICA

 

VISIONE CREATIVO-ETOPOIETICA

 

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Scritti e lezioni di Nietzsche nel periodo 1870-1873:

 a- Scritti preparatori alla Nascita della tragedia e pubblicazione della Nascita della Tragedia (1872).

 b- Scritti filologici e storici:

Lezioni sui filosofi preplatonici (1872)

La filosofia nell’epoca tragica di greci (1873)

Plato amicus sed (lezioni sui dialoghi platonici)

 c- Primi scritti filosofici:

Su verità e menzogna in senso extra-morale (1873)

Il libro del filosofo

Sul pathos della verità (scritti preparatori ad un’opera filosofica più complessa)

 

d- Scritti etico-politici (1872):

Agone omerico

Lo stato greco

Sull’avvenire delle nostre scuole

 

 

C’è un pessimismo della forza? Una propensione intellettuale per il duro, l’orrendo, il malvagio, il problematico dell’esistenza come conseguenza di un benessere, di una salute traboccante, di una pienezza dell’esistenza”

(F. Nietzsche, Prefazione del 1886 alla Nascita della Tragedia)

 

 

Dovevi imparare a comprendere ciò che appartiene alla prospettiva in ogni giudizio di valore: lo spostamento, la deformazione e l’apparente teleologia degli orizzonti e ogni altra cosa che fa parte della prospettiva; anche la parte di stupidità nei confronti dei valori opposti e tutta la perdita intellettuale con cui ogni pro e contro si fanno pagare. Dovevi imparare a comprendere la necessaria ingiustizia di ogni pro e contro, l’ingiustizia come inseparabile dalla vita, la vita stessa come condizionata dalla prospettiva e dalla sua ingiustizia… Dovevi guardare in faccia il problema della gerarchia e vedere come forza e diritto e comprensività della prospettiva crescano insieme in altezza

 

(Nietzsche, Prefazione del 1886 a Umano, troppo umano)

 

FRAMMENTI DI ERACLITO  

Il Dio è giorno e notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame e muta come il fuoco quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi

(Eraclito DK 67)

Immortali mortali, mortali immortali, viventi la loro morte e morienti la loro vita

(DK 62)

La stessa cosa  sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio; questi infatti mutando son quelli e quelli di nuovo mutando son questi

(DK 88)

 

Mutando riposa

(DK 84a)

 

Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi

(Eraclito DK 53)

 

Il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi: il regno di un fanciullo

(DK 52)

 

Armonia contrastante, come quella dell’arco e della lira

(DK 51)

 

Il grande uomo – l’arco della grande tensione

(Nietzsche, Frammenti postumi)

 

L’arco (biòs) ha dunque per nome vita (bios) e per opera morte (bia)

(DK 48)

 

 

 Socrate, Socrate ha sofferto della vita – e se ne è anche vendicato con quelle parole velate, atroci, pie e blasfeme… Ah, amici! Noi dobbiamo superare anche i Greci!

(Nietzsche, La gaia scienza, 340)

 

  

Ho fatto capire in che modo Socrate potesse urtare; tano più resta da spiegare perché affascinava. L’unica ragione sta nel fatto che egli aveva scoperto una nuova specie di agòn, che per i circoli aristocratici ateniesi egli fu, in questo, il primo maestro di scherma. Affascinava toccando l’istinto agonistico  degli Elleni – portava una variante nella lotta atletica tra i giovani e gli adolescenti. Socrate era anche un grande erotico.

 (Nietzsche, Crepuscolo degli idoli)

 

 

 

 

Fino a che punto la verità sopporta di essere incorporata? Questo è il problema, questo l’esperimento

 

(Nietzsche, Gaia scienza, 110)

 

Fare un esperimento con la propria vita

 

(Nietzsche, Frammenti postumi 1888).

 

 

 

E’ cosa da nulla essere duro come uno stoico. Bisogna avere in se stessi l’antagonismo: il sentimento delicato E la potenza contraria di non sanguinare

 

(Nietzsche, Frammenti postumi 1884).

 

 

 

Io ho imparato a rovesciare le prospettive, a farle parlare insieme; il vero criterio della forza è riuscire a vivere sotto il dominio dei valori contrari e volerli sempre di nuovo.

 

(Nietzsche, Frammenti postumi 1887).

 

 

 

Tutto ciò che è profondo ama la maschera

 

(Al di là del bene e del male, 40)

 

 

 

Che ci sia … dietro ogni caverna una caverna ancora più profonda – un mondo più vasto, più strano, più ricco al di sopra di una superficie, un abisso sotto ogni fondo, sotto ogni ‘fondazione’. Ogni filosofia è filosofia di proscenio…Ogni filosofia nasconde anche una filosofia; ogni opinione è anche un nascondiglio, ogni parola anche una maschera

 

(Al di là del bene e del male, 289)

 

Il cristallo, “con la sua esatta sfaccettatura e la sua capacità di rifrangere la luce” è certo un modello di perfezione, immagine d’invarianza e di regolarità, ma la fiamma “immagine di costanza di una forma globale esteriore, malgrado l’incessante agitazione interna” è certo quella che noi filosofi preferiamo, fin dai tempi di Eraclito. “Cristallo e fiamma, due forme di bellezza perfetta da cui lo sguardo non sa staccarsi, due modi di crescita nel tempo, di spesa della materia circostante, due simboli morali, due assoluti, due categorie per classificare fatti e idee e stili e sentimenti”.

(I.Calvino, Lezioni americane)



 

Qualcosa c’è, o accade, l’essere. Ma questo è manifestamente un pensiero. Il quale propriamente c’è in quanto viene detto  (e così pensato) in parole, cioè in suoni e segni verbali. Che sono poi stati di cose o fatti del mondo, eventi il cui ‘che c’è’ è nel mondo. E il circolo ricomincia. Il capogiro storico del filosofo non ha fine sé senso.

(C. Sini, I segni dell’anima)

 

 

Fino a che punto la verità sopporta di essere incorporata?

Questo è il problema, questo l’esperimento

(Nietzsche, La gaia scienza, 110)

 

Bisogna fare un esperimento della propria vita stessa

Frammenti postumi, 1888)

 

 Socrate, Socrate ha sofferto della vita – e se ne è anche vendicato con quelle parole velate, atroci, pie e blasfeme… Ah, amici! Noi dobbiamo superare anche i Greci!

(Nietzsche, La gaia scienza, 340)

 

 

Ho fatto capire in che modo Socrate potesse urtare; tanto più resta da spiegare perché affascinava. L’unica ragione sta nel fatto che egli aveva scoperto una nuova specie di agòn, che per i circoli aristocratici ateniesi egli fu, in questo, il primo maestro di scherma. Affascinava toccando l’istinto agonistico  degli Elleni – portava una variante nella lotta atletica tra i giovani e gli adolescenti. Socrate era anche un grande erotico.

 (Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, §8)

 

Che cos’è la filosofia, la sophia filosofica?

Come si esercita la paideia filosofica, e a chi la si rivolge?

Nell’esercizio della filosofia che ufficio hanno la parola e la scrittura?

 

La parola filosofica, quindi, non è un metodo (methodos), ma una odos, una via, un’iniziazione. La pratica filosofica è un discorso vivente fatto di domande e risposte e non un procedere metodico per definizioni o dimostrazioni.

Per questo alla fine del Sofista si dice che il filosofo è un mimo, è colui che sa mostrare nel corpo (nel comportamento, nell’ethos), cioè nella sua maniera di parlare e di scrivere, la verità filosofica.

Il sapere filosofico non è un discorso  (non è una narrazione, non è una dimostrazione definitoria), ma è essenzialmente questo ethos che potremmo dire ‘politico’, ben sapendo cosa significa questa parola per Platone, essa stessa responsabile del viaggio a Siracusa. La filosofia è ethos politico e non episteme enciclopedica. E neppure un racconto letterario o un vago parlar ‘poetico’. Se si pensa di salvarla con questi travestimenti, tanto vale lasciarla agli avvoltoi.

(C. Sini, Filosofia e scrittura)

 

 

PRATICA DI SOGGETTIVAZIONE

MATRICE ANTICA                        MATRICE MODERNA
Cura di sé (epimeleia eautou) /Conoscenza di sé

                                                      (gnosi  seauton)

Spiritualità                                   Filosofia

Ethos                                             Logos

Cosa devi fare della tua vita?     Chi sei tu?

Sé etico                                           Sé psicologico-cognitivo

Sé come opera da costruire     Sé come segreto da svelare

Etopoietica-biopoietica                Psicologia, epistemologia

Soggetto che chiede di trasformarsi/ Soggetto che chiede di conoscere

Soggetto dell’azione retta/Soggetto della conoscenza vera
 
Soggetto delle pratiche/     Soggetto alle pratiche

 

Estetica dell’esistenza/      Metafisica dell’anima

 

Verità come parrhesia/        Verità come adeguazione, corrispondenza, disvelamento

 

Produzione del vero (aleturgia)/   Visione, scoperta del vero

 

Filosofia come pratica parresiastica e allocutoria/

 Filosofia come interrogazione sull’essere e la conoscenza

 

 

Filosofia come prova dell’esistenza, della vita, come pratica/

 Filosofia come metafisica dell’anima e conoscenza

 Filosofia come Etica del Sé /Filosofia come Ontologia del Sé

 

Filosofia come estetica e stile d’esistenza/ Filosofia come campo discorsivo e conoscitivo.

 

 

L’ascesi è un’elaborazione dei discorsi ricevuti e riconosciuti come veri onde trasformarli in principi produttivi d’azione.

L’ascesi è parresia

 

La ‘prova’ – che va intesa come prova modificatrice di sé nel gioco della verità, e non come appropriazione semplificatrice di altri a scopi di comunicazione – è il corpo vivo della filosofia, se questa è ancor oggi ciò che era un tempo, vale a dire un’ascesi, un esercizio di sé, nel pensiero

(M. Foucault, L’uso dei piaceri)

 

 

 La lettura dei cinici di Foucault

Vera Vita                                             Vita vera

 

Vita Altra                                            Altra vita in un

 

Mondo Altro                                         altro mondo

 

 

 

 Alethes bios (Platone). Vera vita come altra vita

 

  1.   Vita non dissimulata, non nascosta (a-lethes)

  2.   Vita non mescolata , non gravata da altro

  3.   Vita diritta, retta                                                                                                         

  4.   Vita incorruttibile

    Conoscenza, contemplazione e purificazione.

    Accesso all’altro mondo (quello delle idee)

 

Parakharattein to nomisma: altera la moneta

 

Alethes bios (Cinici). Vera vita come vita altra

 

  1. Vita senza pudore, completamente esposta

  2. Vita indifferente, in cui nulla fa vera differenza

  3. Vita diacritica, che sa discernere, che abbaia

  4. Vita sovrana, da cane di guardia.

    Prova di sé, resistenza e combattimento per un mondo altro

 

 

 

… anche sotto una siffatta lusinga di colori e di sovradipinture deve essere ancora una volta riconosciuto il terribile testo fondamentale homo natura. Ritradurre cioè l’uomo nella natura, padroneggiare le molte fantasiose interpretazioni e significazioni marginali, le quali fino ad oggi vengono scarabocchiate e dipinte su quell’eterno testo base homo natura: far sì che d’ora innanzi l’uomo si pianti davanti all’uomo, come già oggi sta facendo, indurito nella disciplina della scienza, si aderga dinanzi all’altra natura, con gli occhi impavidi di Edipo e con le orecchie sigillate di Odisseo, sordo alle musiche adescatrici dei vecchi uccellatori metafisici, che con voce flautata gli hanno sussurrato anche troppo a lungo: “Tu sei di più! Tu sei più in alto!  Diversa è la tua origine!”.

(Nietzsche, Al di là del bene e del male, § 230)

 

Il mio autodominio è in fin dei conti la mia forza maggiore: ultimamente pensavo alla mia vita e ho scoperto che finora non ho fatto nient’altro che dominarmi. Perfino le mie ‘realizzazioni’ (specialmente a partire dal 1876) vanno viste nella prospettiva dell’ascesi. Naturalmente l’ascesi assume un aspetto diverso da un uomo all’altro (anche il Sanctus Januarius è il libro di un asceta)[1].

 

 

 

“E’ proprio una piccola e prolungata mancanza di misura, cioè la mancanza di autodisciplina, che alla fine si rivela come fretta e impotentia di tutto quanto”[2].

 

 

 

 O ancora: “La dottrina del meden agan si rivolge all’uomo traboccante di forze – non ai mediocri. L’enkrateia e la askesis sono solo un gradino dell’altezza: più in alto sta la ‘natura aurea’ […]Più in alto del ‘Tu devi’ sta l’’Io voglio’ (gli eroi), e più in alto dell’’Io voglio’ sta l’’Io sono’ (gli Dei dei Greci)”[3].

 

 

 

Quando diciamo che l’uomo si sceglie, intendiamo che ciascuno di noi si sceglie, ma con questo vogliamo anche dire che ciascuno di noi, scegliendosi, sceglie per tutti gli uomini…

Scegliendomi, io scelgo l’uomo.

 

(Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo)

 

 

 

Il mio lavoro è volto… a fare una storia della verità. Una storia che non doveva essere quella di ciò che ci può essere di vero nelle conoscenze, ma una analisi dei ‘giochi di verità’, dei giochi del vero e del falso attraverso i quali l’essere si costituisce storicamente come esperienza, vale a dire come essere che può e deve essere pensato.

Ciò che mi ha mosso finora è stata la curiosità; la sola specie di curiosità, comunque, che meriti di essere praticata con una certa ostinazione: non già quella che cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quella che consente di smarrire le proprie certezze… Vi sono momenti nella vita in cui cui la questione se si può pensare e vedere in modo diverso da quello in cui si pensa e si vede, è indispensabile per continuare a guardare e riflettere.

Ma che cosa è dunque la filosofia oggi – voglio dire l’attività filosofica – se non è lavoro critico del pensiero su se stesso? Se non consiste, invece di legittimare ciò che si sa già, nel cominciare a sapere come e fino a qual punto sarebbe possibile pensare in modo diverso?

L’esercizio filosofico: la posta consiste nel sapere in quale misura il lavoro di pensare la propria storia può liberare il pensiero da ciò che esso pensa silenziosamente e permettergli di pensare in modo diverso.

(M. Foucault, L’uso dei piaceri)

 

 

 

Una volta detto sì a un singolo attimo, abbiamo detto di sì non solo a noi stessi, ma all’intera esistenza: Infatti, nulla sta da solo, né in noi, né nelle cose; e se anche un’unica volta la nostra anima ha vibrato e risuonato come una corda per la felicità, a determinare questo unico evento hanno concorso tutte le eternità – e in quell’unico attimo in cui dicemmo di sì l’eternità intera fu approvata, redenta, giustificata e affermata

 

(F. Nietzsche, Volontà di potenza, §1032).

 



[1] Lettera a Overbeck, 31.12.1882, in Triangolo di lettere. Carteggio di Friedrich Nietzsche, Lou von Salomé e Paul Rée, Milano, Adelphi, 1999, p.250.

[2] Frammenti postumi, 31(4), 1873.

[3] Nietzsche, La volontà di potenza, § 940.