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STORIA DELLA FILOSOFIA MEDIEVALE
prof. Stefano Simonetta


Il prossimo a.a. 2016-2017, il prof. Simonetta sostituirà il prof. Geuna (in congedo) tenendo - nel secondo semestre - un corso di Storia della Filosofia Politica per il triennio, il cui oggetto sarà il pensiero politico dalla tarda antichità sino alla soglia della prima età moderna.

Lunga vita al Dipartimento di Filosofia!
Lettera aperta ai nostri studenti

Milano, 20 dicembre 2015

Una serie di voci di corridoio (giusto ascoltarle tutte ma opportuno sospendere il giudizio sulla veridicità di ognuna) e un paio di articoli comparsi di recente sulla stampa hanno suscitato in alcuni di voi una certa apprensione sul futuro del Dipartimento di Filosofia e, in subordine, sul destino della Storia della Filosofia nelle aule del nostro Ateneo.

In risposta alle numerose domande rivoltemi al riguardo in questi ultimi giorni, mi preme innanzitutto chiarire come, indipendentemente dal possibile trasferimento di qualche collega altrove, l’offerta didattica rivolta ai sempre più numerosi studenti di Filosofia non subirà alcuna modifica o contrazione. Per fare un esempio, quand’anche mai in passato avessi deciso di spostarmi in un altro Dipartimento, se fossi stato convinto di trovarvi un contesto più adatto alle mie ricerche (spesso al confine fra storia della filosofia, storia delle idee e storia delle dottrine politiche), avrei comunque continuato a tenere regolarmente qui le mie lezioni, senza smettere di provare a raccontare ogni anno a centinaia di studenti di Filosofia (ma non solo) un Medioevo il cui presunto buio è rischiarato da una molteplicità di luci del pensiero.

In secondo luogo, tengo a dirvi che a mio giudizio negli ultimi anni non si è assistito ad alcuno snaturamento del nostro Dipartimento; al contrario, oltre a contribuire in misura essenziale a mantenere in essere un Dipartimento che qualcuno voleva (e vorrebbe) lasciar sciogliere per mancanza di docenti, l’ingresso di (bravissimi) colleghi di discipline strettamente affini alle nostre (peraltro, in alcuni casi, già presenti nella nostra lunga storia precedente) - linguisti, psicologi, antropologi, sociologi - ci ha arricchiti, come avviene ogniqualvolta si ha il coraggio di mescolarsi, aiutandoci a superare l’ossessione di rischiare di perdere un’identità che invece, sin dalle gloriose origini del Dipartimento, si è fondata proprio sulla capacità di condurre ricerche interdisciplinari.

Nello stesso tempo, il prestigio e la forza del Dipartimento di Filosofia stanno crescendo continuamente, come testimoniano l’impennata nelle immatricolazioni, il recente approdo da altri Atenei di validi studiosi che hanno scelto di venire a lavorare qui con noi e l’assegnazione di un numero sempre maggiore di borse di dottorato (quest’anno 7, quota mai raggiunta) e assegni di ricerca (nel 2016 saranno ben 5), che offrono preziose opportunità ai nostri studenti. Tutto ciò rende davvero poco comprensibile l’atteggiamento di chi sembra scommettere sullo smantellamento di una struttura di ricerca capace nell’ultimo biennio di risalire la classifica dei Dipartimenti di UNIMI.

Infine, credo importante sottolineare come le discipline storico-filosofiche siano e restino una componente fondamentale del nostro Dipartimento: un settore strategico su cui si sta investendo in misura crescente, come provato dalle scelte della programmazione (sono arrivati e sono in arrivo nuovi storici della filosofia) e a dispetto delle scelte di alcuni colleghi della nostra area disciplinare apparentemente prossimi a lasciarci. A questi colleghi, che motivano il loro eventuale trasferimento in un’altra “squadra” con il fatto che il nostro Dipartimento starebbe smarrendo la sua anima, attraverso la progressiva riduzione della filosofia ad ancella delle scienze, rispondo che, a mio modo di vedere, quell’identità culturale che si pretende minacciata e quella componente storico-filosofica di cui qualcuno lamenta la marginalizzazione si difendono - ove davvero ce ne fosse il bisogno - restando in quella che è la loro casa naturale, anziché andando a costituire improbabili poli concorrenziali, magari sulla scia di antichi rancori o sulle ali delle ambizioni personali di qualche docente. Chi ha a cuore le sorti di questo Dipartimento ne rimane all’interno, pronto a far sentire la sua voce critica, se necessario, e disposto ad accettare l’eventualità di trovarsi in minoranza, come accade in ogni comunità retta da regole democratiche.

Stefano Simonetta